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Direzione

Denise Pagano


Sede

Riviera di Chiaja 200
80121 Napoli

telefono e fax:
0039.081.7612356
telefono e fax:
0039.081.669675

email: sspsae-na.pignatelli
@beniculturali.it

e.mouseion: comunica con il museo


Orari

aperto tutti i giorni
8.30-14.00

la biglietteria chiude un’ora prima

chiuso il martedì


Biglietti

intero: € 2,00

ridotto (18-25 anni): € 1,00

gratuito: per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni

** il costo dell'ingresso e gli orari possono variare con esposizioni in corso **

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Come raggiungerci

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sfondo

Storia del Museo

Nel 1955 la principessa Rosina Pignatelli,dona allo Stato la Villa che si erge alla Riviera di Chiaia, circondata da un ampio parco con annesse costruzioni. Con l'arredo che la costituiva viene così fondato il Museo intitolato a Diego Aragona Pignatelli Cortes, uno dei pochi esempi, se non l'unico, per l'intrinseco rapporto fra edificio e collezioni, di casamuseo esistente oggi a Napoli.

La Villa rappresenta un modello, tra i più rilevanti, dell'architettura neoclassica napoletana, caratterizzata dalla magniloquenza degli elementi adottati e dalla compresenza di stilemi diversi: da quelli neorinascimentali delle torrette d'ingresso in pietra lavica, alle riprese dell' architettura greca antica, neopalladiana e neopompeiana, fino alla originale soluzione del monumentale colonnato neodorico, che si sovrappone al retrostante ordine ionico gigante presente in facciata. L'edificio viene progettato da Pietro Valente nel 1826 quando Ferdinando Acton, figlio di sir John, primo ministro di Ferdinando IV, decide di costruirsi una residenza lungo l'asse stradale che fiancheggia la Villa Reale. Il particolare gusto del committente si riflette nella sistemazione dell'edificio padronale al centro di un parco, secondo la tradizione inglese, e nell' andamento sinuoso e irregolare del giardino che mantiene ancora intatto l'impianto originario ideato da Guglielmo Bechi. Le aiuole sono sistemate a parterre con piante rare ed esotiche disposte a boschetto. Tra le specie più interessanti sono da segnalare le Araucarie Excelsa, gli esemplari di Grevillea Robusta, l'imponente Ficus Magnolides e le Sterlitzia Augusta. All'intervento di Bechi si deve probabilmente anche l'impianto decorativo del Salottino pompeiano, il piccolo gabinetto di toeletta semicircolare, che presenta partiti ornamentali ripresi dagli scavi vesuviani e due pregevoli dipinti su carta sottovetro di Nicola La Volpe e Gennaro Maldarelli.

Acquistata nel 1841 dai banchieri Rothschild, la villa viene radicalmente trasformata nell'arredo e ampliata. I lavori, affidati dapprima a un ignoto architetto parigino, sono portati a compimento da Gaetano Genovese. Durante la proprietà Rothschild viene realizzata la sistemazione e la decorazione in stucco bianco e oro del Salotto rosso, che presenta al centro della volta, incassata in una cornice di stucco, l'Allegoria dell'Architettura, dove è raffigurata la pianta della Villa, e quella della Sala da ballo, costituita da grandi specchiere con comici in legno intagliato, separato tramite un elemento a serliana da un altro ambiente nel quale recentemente è stato riportato alla luce l'originale intonaco rosa-pompeiano.

Con l'Unità d'Italia, i Rothschild sono costretti a vendere la Villa al principe Diego Aragona Pignatelli Cortes, discendente da un'illustre stirpe che annovera tra i suoi antenati Ferdinando Cortés, il celebre conquistador, e Antonio Pignatelli, papa con il nome di Innocenzo XII dal 1691 al 1700. Di entrambi si conservano nel Museo i busti. Dal cambio di proprietà derivano diversi mutamenti nell'arredo, testimonianza di un ricercato gusto eclettico, tipico della fine dell'Ottocento, che riprende elementi desunti da stili diversi, dal neobarocco delle consoles al neorinascimentale utilizzato nel fastoso mobilio della Biblioteca. L'appartamento si snoda attorno ai tre salottini centrali: quello azzurro, che introduce alla grande Sala da ballo, presenta alle pareti fotografie con dediche autografe degli illustri frequentatori della Villa, oltre al ritratto fotografico della principessa Rosina da giovane, in elegante abito da sera sullo sfondo appena accennato di un giardino d'inverno; quello rosso, che conserva l'aspetto sontuoso conferitogli nel periodo Rothschild, mette in comunicazione il Vestibolo circolare dell'ingresso - caratterizzato dalla soluzione neopalladiana della volta forata per consentire l'illuminazione naturale dal lucernaio soprastante - con la monumentale veranda neoclassica; quello verde infine costituisce l'ambiente di raccordo tra la sfarzosa Biblioteca, dal ricco parato in cuoio impresso in oro della fine dell'Ottocento, e la sobria Sala da pranzo, di recente restituita all'antico splendore con l'esposizione della tavola imbandita con i piatti e le posaterie di casa Pignatelli.

La ricca suppellettile che arreda la Villa testimonia un particolare interesse collezionistico nei confronti delle arti applicate, dai pregevoli argenti ai mobili ottocenteschi di rilevante qualità, dagli oggetti in bronzo dorato (candelabri e orologi di manifattura francese) ai bronzetti fra i quali spicca il Narciso firmato da Vincenzo Gemito. L'aspetto più appariscente di questa collezione è comunque costituito dalla cospicua raccolta di ceramiche di diverse manifatture: dai vasi e dalle coppe cinesi e giapponesi del Sette-Ottocento, alle porcellane di Limoges (pregevole è il Servizio da tavola di manifattura Bonneval), Sèvres, Zurigo, Chelsea, Meissen, Vienna. Tra le produzioni napoletane si ricordano alcune porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte, maioliche delle fabbriche Giustiniani e Del Vecchio, terraglie di Francesco Securo e un raffinato biscuit raffigurante Carolina Murat, realizzato nella manifattura Poulard Prad. Tramite lo scalone nobile si accede al piano superiore che, nel corso di lavori condotti dopo la donazione della Villa allo Stato, ha perso del tutto il preesistente arredo e il rivestimento in stoffa delle pareti.

Di recente il piano è stato destinato all'esposizione permanente della Collezione d'arte del Banco di Napoli. L'allestimento della selezione delle opere più importanti del patrimonio artistico del Banco intreccia sistemazioni cronologiche e tematiche. Dopo gli esempi cinquecenteschi del ferrarese Battista Dossi e di Andrea da Salerno, il percorso si snoda a partire dalle grande pittura del Seicento napoletano: dalla Giuditta e Oloferne, copia dall' originale caravaggesco di Luis Finson, all'Adorazione dei Magi del Maestro dell' Annuncio ai pastori, dalle due tele del San Paolo e il centurione e del Ritrovamento di Mosè di Bernardo Cavallino, al celebre San Giorgio, opera capitale di Francesco Guarino. La grande natura morta è documentata dai dipinti di Giuseppe Recco, Porpora, Ruoppolo, fino agli esempi settecenteschi di Baldassarre De Caro, in linea con le tendenze del rococò europeo. Il secondo Seicento napoletano, tra naturalismo e barocco, è presente con opere di Hendrick van Somer, Nicola e Domenico Antonio Vaccaro, Paolo De Matteis, oltre a Luca Giordano, del quale si espone la poco nota Immacolata e a Francesco Solimena, autore del pregevole Agar e l'angelo, di cadenze già settecentesche. Il secolo successivo è introdotto da quattro ovali di Sebastiano Conca con le Storie di san Francesco Saverio e da altri quattro di Francesco De Mura, raffiguranti soggetti allegorici, provenienti dalla cappella del Monte di Pietà. Oltre a due bozzetti di Angelo Mozzillo e a un insolito dipinto di Clemente Ruta che ritrae in fasce l'Infante Isabella, figlia di Carlo di Borbone, risaltano per il carattere di graffiante satira sociale i due interni di Gaspare Traversi, napoletano di nascita ma romano di adozione, che apre la cultura figurativa locale al grande illuminismo europeo. Ad introdurre le sale dedicate al paesaggismo e all'Ottocento è un pregevole dipinto raffigurante la Veduta del Borgo di Chiaja, opera eseguita non prima del 1729 da Gaspar van Wittel. La splendida immagine, acquisita di recente alle raccolte del Banco, si caratterizza per l'originalità del taglio adottato e la lucidità ottica con cui è rappresentata ed esaltata la bellezza del paesaggio. Si tratta di un avvio fondamentale per la nuova concezione vedutistica, che a Napoli nel secolo successivo costituirà un genere di fondamentale importanza, a partire da Pitloo e Gigante, interpreti di maggior prestigio della cosiddetta Scuola di Posillipo. La sezione ottocentesca della collezione del Banco si completa con opere di Morelli, Rossano, Netti, Esposito, Michetti, Miola, Cammarano, Patini, Migliaro, che testimoniano l'affermarsi delle tematiche veriste nell' ambiente artistico napoletano.

L'esposizione si chiude, oltre che con le opere di Crisconio e Casciaro, con le Magnolie che si specchiano di Giacomo Balla, considerato un capolavoro dell'ultima produzione dell'artista. Nella sezione grafica sono esposti numerosi disegni di Domenico Morelli e, nel boduoir, è la sala dedicata alle sculture (bronzi e terrecotte) e ai disegni di Vincenzo Gemito.

Di particolare interesse infine è il caratteristico Museo delle Carrozze, nato grazie al dono della collezione del marchese Mario d'Alessandro di Civitanova, ospitato dal 1960 in alcuni ambienti ricavati dalle antiche scuderie e da un'area in origine destinata a maneggio. La collezione conserva anche finimenti, bordature e altri accessori connessi all'arte carrozziera. Alla già ricca raccolta del marchese di Civitanova si sono negli anni aggiunte altre donazioni che hanno reso il Museo uno dei più interessanti del genere in Europa.

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