Le Sezioni della Certosa

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Chiesa

Dedicata a San Giacomo, per volontà del suo committente, il conte Arcucci, questo è l’edificio più alto e perciò dominante l’intera struttura della Certosa, appartenente all’originario impianto trecentesco. Dal basso pronao ad arcata si passa nell’interno della chiesa a navata unica, divisa in tre campate, composte da mezzi pilastri e centine ad arco cordonate, concluse dalla suggestiva sequenza delle volte a crociera dallo spigolo vivo e terminante, sul fondo dell’aula, in un’abside semicircolare di epoca successiva. Il portale in marmo dell’ingresso, sormontato da una lunetta ogivale, racchiude il pregevole affresco trecentesco riconducibile a Niccolò di Tommaso, lungo le pareti e in controfacciata affreschi eseguiti tra la fine del XVII e il principio del XVIII secolo.

Il portale in marmo dell’ingresso, sormontato da una lunetta ogivale, racchiude un pregevole affresco trecentesco riconducibile al pittore fiorentino Niccolò di Tommaso e raffigurante la Vergine con bambino in trono tra i Santi Bruno e Giacomo, il committente nell’atto di porgere il modello della chiesa e la regina Giovanna I in preghiera. Nell’angolo interno dell’arco ogivale, una colomba, dipinta direttamente su marmo simboleggia lo Spirito Santo. Le navate e il soffitto presentano frammenti di affreschi della prima decade del 1700. In controfacciata, datato 1699, l’affresco con San Giacomo nella battaglia di Clavijo, episodio tratto dalla Istoria Campostellana. I profeti dei pennacchi e gli Apostoli della navata ricalcano modelli di Francesco Solimena. I due affreschi nell’abside rappresentano rispettivamente: la Trinità con schiera di Angeli e San Bruno che appare in sogno a Ruggero.


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Chiostro Grande

Il chiostro grande costituisce la parte centrale del nucleo detto “casa alta”, cioè lo spazio riservato alla clausura, intorno al quale sono disposte le dodici abitazioni dei monaci, realizzato su disegno di Giovanni Antonio Dosio, presenta archi a tutto sesto poggianti su robusti pilastri che scandiscono il ritmo della galleria e creano un gioco di luci e ombre, accentuato dal nitore della pietra calcarea adoperata per realizzare arcate e coronamenti. Intorno al perimetro del chiostro corre un canale di raccolta delle acque piovane e, verso il fondo, un pozzo in pietra poggiante su di un’enorme cisterna visitabile, che ha il suo fondo a 21 metri sotto il livello di calpestio del chiostro, probabilmente di età imperiale.


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Chiostro Piccolo

Lungo uno dei tre lati della galleria si trova l’accesso al chiostro piccolo, la più felice testimonianza dell’origine trecentesca della Certosa di San Giacomo. Qui le arcate poggiano su esili pilastrini con capitelli di spoglio di età romana e bizantina, liberati durante il restauro del Soprintendente Gino Chierici. Al di sopra della galleria che lo circonda, appare la mole barocca della “torre dell’orologio”, a base quadrata, sormontata dall’eccentrica cuspide triangolare; un tempo emergeva al di sopra del chiostro anche la coeva torre del campanile ma, poiché irrimediabilmente compromessa, venne demolita nel 1908.


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Quarto del Priore

Situato a destra del chiostro grande, intorno al quale sono disposte le 12 celle dei monaci, il Quarto del Priore, realizzato quasi certamente durante i lavori della prima metà del seicento, è l’abitazione della guida spirituale della comunità certosina, che vi risiedeva in un ritiro pressoché totale. L’appartamento, che oggi appare privo delle originarie decorazioni, gode di una vista mozzafiato direttamente sui Faraglioni, qui tutto, anche il giardino circondato da alte mura, era concepito per ispirare gioia e benessere e favorire il raccoglimento della preghiera.

Intorno al chiostro grande sono disposte le dodici abitazioni dei Padri che formavano la famiglia certosina. Le case, costituite da un piccolo edificio su due livelli, coperto da una volta a crociera estradossata simboleggiante la croce, erano divise in: Ave Maria, stanza in cui era collocata una statua della Vergine, alla quale veniva rivolta una preghiera entrando nell’abitazione e cubiculum, dove si svolgeva la maggior parte della vita semplice di clausura, qui si trovavano un inginocchiatoio per la preghiera ed il letto. Ciascuna casa era poi dotata di un piccolo giardino circondato da alte mura che il Padre certosino curava personalmente.


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Canonica

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Museo Diefenbach

Il Refettorio della Certosa ospita dal 1974, per volere di Raffaello Causa, un piccolo museo dedicato a Karl Wilhelm Diefenbach, pittore tedesco giunto a Capri nel 1900. Figura eccentrica, tra i preferiti di Francesco Giuseppe, Diefenbach, poco incline alla vita borghese e portatore di un romanticismo carico di implicazioni espressionistiche, seppe raccontare Capri nelle sue enormi tele cupe, dense di magia e mitologia nordica, da cui emerge un rapporto profondo con le forze della natura primigenia, una maniera vicina, per lo spirito romantico che le pervade, a quella di von Marée. Delle trecento opere eseguite nell’arco dei tredici anni trascorsi a Capri, fino alla morte, una parte è stata generosamente donata allo Stato dai suoi eredi e oggi è possibile visitare la collezione comprendente 31 tele, 5 sculture in gesso e 1 ritratto.


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Il Parco

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